giovedì 26 marzo 2026

Bozza per il dizionario antropologico: poesia

Poesia

Da poiein, creare: il poeta, come un artigiano, non modella la materia ma lavora suoni e parole, elementi impalpabili che tuttavia producono immagini. Nell’ambito dell’Encyclopédie, la poesia appartiene infatti alla sfera dell’immaginazione, una potenza creatrice capace di generare mondi al di fuori della realtà materiale.

La poesia consente di portare un’idea dall’inesistenza all’essere, facendola accadere nel corpo del linguaggio. Come osserva Sinisgalli, “La poesia è pensiero divenuto sensibile”: non si limita a tradurre un concetto, ma lo rende percepibile.

Ma la poesia può anche essere memoria “la storia degli uomini si edifica sulle rovine dei versi”. È capace di elevare a mito un racconto, come fa Pindaro con le imprese atletiche, catturando lo slancio e la velocità degli atleti nei movimenti dei suoi “voli”.

Il poeta, però, non solo ispirato, ma anche sperimentatore: accosta parole come un alchimista combina elementi, osserva gli effetti, modifica e riprova. Perché anche la poesia ha le proprie regole “ha simpatia per certi numeri e certe figure”. Ogni verso diventa un esperimento, una combinazione di tentativi e correzioni. Questa pratica, rigorosa e metodica, ricorda il procedimento scientifico o l’allenamento di un atleta: un lavoro di costruzione consapevole, verifica e affinamento continuo. 

Così, la poesia si rivela una vera e propria tecnologia dell’immaginazione: un fare che, pur senza materia, produce effetti reali, rende visibile l’invisibile e dà forma all’esperienza, confermando la potenza creatrice del pensiero umano.

giovedì 19 marzo 2026

Bozza per il dizionario antropologico: scorciatoia

SCORCIATOIA

Strada secondaria che unisce due località con un percorso più breve in confronto alla strada principale, in senso figurato, mezzo rapido e sbrigativo per raggiungere un determinato scopo (Treccani). Ci hanno insegnato fin da piccoli a evitare le scorciatoie, a non lasciare la strada principale, lo hanno fatto le favole come Cappuccetto Rosso o Pinocchio. Eppure, l'uomo si è evoluto da sempre attraverso un susseguirsi di scorciatoie. La tecnologia non è, quindi, altro che l'insieme di scorciatoie che l'uomo ha saputo trovare per risolvere i problemi a cui si trovava di fronte. Eravamo vulnerabili al freddo e abbiamo iniziato a vestirci e a controllare il fuoco, avevamo bisogno di forza fisica e velocità e abbiamo inventato le macchine, avevamo la necessità di gestire dati in quantità sovraumane e abbiamo sviluppato l'AI. 

Proprio l'AI, nella lettura di Nello Cristianini, rappresenta la scorciatoia definitiva, cioè non cerchiamo più di risolvere i problemi comprendendo le leggi che lo governano, ma ci affidiamo ad analisi statistiche. Una "rivoluzione epistemologica" che sostituisce la causa con l'effetto. 

A volte, però, le scorciatoie possono portarci verso luoghi imprevisti. Sarà questo il nostro destino con l’AI? Di certo è stato il destino dell’atleta keniano Kipchoge, il quale, tagliando il traguardo della maratona di Vienna nel 2019, pensava di aver scritto una pagina di storia, fermando il cronometro sotto le due ore per la prima volta. Invece, si vide annullare il record, poiché le scarpe che aveva utilizzato, rinforzate con fibre di carbonio, furono considerate “doping meccanico” e dichiarate illegali.

La scorciatoia, dunque, non è semplicemente un'alternativa più rapida, ma un modo diverso di concepire il percorso stesso. Tuttavia, questo tragitto diventa una forma di inganno quando non coincide con ciò che riteniamo valido, giusto o accettabile, quando sconfina le regole che la società si impone come strada principale da seguire. E il monito delle favole diventa, allora, la metafora di un limite da non superare. 

mercoledì 11 marzo 2026

Sport e conflitto

Un romanzo in cui l'autore immagina che i conflitti non si risolvano con guerre e soldati ma con tornei sportivi:






Bozza per il dizionario antropologico: Blu

BLU

Chi l’ha detto che il cielo è blu? Non lo dice un bambino. Non lo dicono molte popolazioni indigene. E non lo dicevano nemmeno gli antichi. Alcuni studi condotti su comunità prive di una parola specifica per il blu, o su bambini a cui non è ancora stato insegnato il nome dei colori, mostrano che il cielo viene spesso descritto come bianco o semplicemente privo di colore. Anche nei grandi testi del mondo antico come l’Iliade, l’Odissea o la Bibbia la parola blu non compare mai. 

Blu è in fondo solo un termine che indica la percezione di un fenomeno fisico che la scienza chiama onde elettromagnetiche e che il linguaggio comune chiama colore. La lunghezza d’onda del blu è compresa tra circa 380 e 500 nanometri e pare che la luce con questa frequenza produca effetti particolari sulla percezione umana.

Alcuni studi indicano che il blu è in grado di trasmettere fiducia e sicurezza e per questo motivo è in grado di avere effetti positivi sugli atleti che praticano discipline che richiedono concentrazione.

Forse è anche per questo suo significato che un colore così “giovane” sia ormai ovunque, soprattutto su internet, dove moltissimi siti web, a partire dal primissimo social network, fanno del blu il proprio colore identitario.

La storia del blu ci ricorda però che la percezione dei colori cambia con il tempo. E allora chissà di che colore sarà il cielo in futuro, o se il mare tornerà ad essere "scuro come il vino", come per Omero.

Dizionario antropologico: blu, creazione, irrealtà, poesia, scorciatoia, reti, silenzio, memoria, natura, fuoco

BLU – Vertigine Quando, con la testa all’insù, si guarda il cielo limpido, senza neanche una nuvola, si avverte una vertigine sottile: com...